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Volte leggere. Saperi e magisteri costruttivi tra Napoli e l’Europa

Autore:
Lia Romano
Editore:
Nardini, Firenze
Anno:
2021
ISBN:
978-88-404-2429-3​
La realizzazione di volte in legno, in laterizi e a getto trova una larga diffusione nel cantiere storico del Mezzogiorno d’Italia nei decenni che segnano il passaggio tra il Settecento e l’Ottocento, con relazioni inedite tra contesti distanti, come la Francia e Parigi. Ponendo attenzione all’intreccio tra tradizioni costruttive locali, empiriche e saperi tecnici colti, il volume mette a fuoco le molteplici traiettorie della diffusione di soluzioni costruttive leggere unitamente ai fattori all’origine del loro impiego, muovendosi attraverso siti urbani maggiori e contesti periferici. Eventi improvvisi come i terremoti o la necessità di realizzare strutture resistenti agli incendi determinano risposte tecniche diversificate sebbene accomunate dall’impiego di materiali leggeri, frequentemente miranti a rispondere con efficacia alle sollecitazioni in contesti dall’elevato rischio sismico. L’avanzamento della scienza delle costruzioni, al contempo, contribuisce a rendere sempre più evidente la necessità di ridurre i carichi sulle strutture preesistenti, spesso fragili e non in grado di sopportare pesi derivanti dalle volte in muratura. Con tale sfondo tematico, il volume delinea aspetti rimasti in ombra entro una lunga Storia del costruire, connotati ancora da viva attualità  e da considerarsi quali imprescindibili nodi conoscitivi per un intervento culturalmente consapevole dei significati storico-costruttivi del patrimonio architettonico.

Link: https://www.nardinieditore.it/prodotto/volte-leggere-saperi-magisteri-costruttivi-napoli-europa/

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Il bisbiglio dei ricordi indefiniti. Progetto paesaggistico e conservazione attiva dei luoghi archeologici

«La natura, riprendendo a sé i materiali sottratti dall’uomo, opera armonicamente, così da lasciare ai ruderi una possibilità di ricostruzione ideale. Da ciò il fascino e la bellezza delle ruine. Il restauratore che ne limita la forma […] impone al monumento e all’osservatore una sua opinione personale tanto più sgradevole quanto più la natura aveva aggiunto alle ruine il bisbiglio dei ricordi indefiniti che essa sola conosce»

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