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Piero Gazzola: scritti inediti di un manuale del restauro dei monumenti

Autore: Claudia Aveta
Editore: Editori Paparo, Roma-Napoli​
Anno: 2021

ISBN: 978-88-3198-356-3

Tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso, nell’intenso e fecondo dibattito sul restauro e sulla conservazione del patrimonio architettonico ed ambientale avvenuto in Italia ed all’estero emergeva, tra gli altri esperti, una personalità colta e dinamica di alto rilievo, Piero Gazzola, di cui è ben noto anche l’apporto dato, con Roberto Pane, alla elaborazione della Carta di Venezia (1964). Sono anni nei quali nella disciplina del restauro si registra una straordinaria evoluzione, i cui innovativi concetti hanno rappresentato l’humus di studi e ricerche che si sono sviluppati negli ultimi decenni del secolo scorso e sono oggetto del dibattito attuale.
Le attività scientifiche ed applicate del Soprintendente veronese sono state, negli anni trascorsi, oggetto di pubblicazioni e di un convegno a lui dedicati. Nel presente volume, Claudia Aveta propone una riflessione critica su di una serie di scritti inediti, da Gazzola intitolati Manuale del restauro architettonico, ritrovati e catalogati nell’Archivio a lui dedicato, in S. Ciriaco di Negrar. Per l’interesse scientifico e la significativa valenza culturale di tali scritti, mancanti della parte applicativa, si è deciso di pubblicarli.
Un capitolo introduttivo risulta utile a definire il coevo contesto storico-culturale nel quale si svolge l’attività di Gazzola, in ambito nazionale ed internazionale. Poi, dopo i dattiloscritti originali, segue il commento critico dell’Autrice, con riferimento puntuale ai vari capitoli del Manuale. Il linguaggio di Gazzola risulta colto, ma diretto e divulgativo, coerente con un messaggio rivolto alle giovani generazioni di architetti, a cui intende disvelare le sue appassionate convinzioni, frutto di tante esperienze e di tante battaglie culturali.

Link: https://www.editoripaparo.com/libri/catalogo/architettura/

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Il bisbiglio dei ricordi indefiniti. Progetto paesaggistico e conservazione attiva dei luoghi archeologici

«La natura, riprendendo a sé i materiali sottratti dall’uomo, opera armonicamente, così da lasciare ai ruderi una possibilità di ricostruzione ideale. Da ciò il fascino e la bellezza delle ruine. Il restauratore che ne limita la forma […] impone al monumento e all’osservatore una sua opinione personale tanto più sgradevole quanto più la natura aveva aggiunto alle ruine il bisbiglio dei ricordi indefiniti che essa sola conosce»

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