
In ricordo di Francesco Gurrieri
Francesco Gurrieri, Maestro del Restauro architettonico, ci ha lasciati
Laureato a Firenze nel 1964, nel 1966 aveva vinto il concorso nazionale dell’Amministrazione delle belle Arti dove ha ricoperto vari ruoli raggiungendo il grado di Soprintendente e legando il suo nome a numerosi restauri delicati e significativi per complessità e primaria rappresentatività materica e simbolica dell’architettura classica fiorentina e toscana. Nel 1980 divenne professore Ordinario dell’Università degli Studi di Firenze e fu Preside della Facoltà di Architettura dal 1994 al 2000. Incaricato del coordinamento dell’istruttoria che portò al riconoscimento, nel 1982, del Centro Storico di Firenze come “Bene universale” UNESCO, negli stessi anni ha coordinato i lavori del Comitato Nazionale per la Salvaguardia della Cupola di Santa Maria del Fiore. Dopo l’attentato dei Georgofili a Firenze nel 1993, fu nominato consulente per il restauro della Sede dell’Accademia dei Georgofili nella Torre dei Pulci (1993-97). Successivamente ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione per la Ricostruzione da danni sismici della Regione Umbria e di vicepresidente dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Accademico Corrispondente nel 1981 e Accademico Ordinario nel 1990 dell’Accademia del Disegno, nel 2004 divenne Presidente della Classe di Architettura, rimanendo in carica fino al 2018 e passando ad Accademico Emerito nel 2019.
Numerosissime le sue pubblicazioni, i suoi saggi critici, i suoi interventi in sedi istituzionali di primissimo piano, nazionali ed internazionali, in occasione di momenti determinanti della crescita del dibattito e del confronto scientifico su temi e spazi diversi della cultura e dell’operatività nel restauro architettonico. Protagonista della cultura del restauro e della conservazione del Patrimonio architettonico e del Paesaggio ne ha declinato criticamente ed aggiornato costantemente le forti relazioni fra componenti concettuali, legislative ed operative in un quadro di necessaria complessità di riflessione, azione e formazione.
Intellettuale straordinariamente colto e raffinato ha attraversato con inesauribile curiosità intellettuale ed efficacia i territori della poesia, della prosa, della critica d’arte, della critica letteraria e quanto ha portato a farne un Architetto umanista fortemente intenzionato ad esplorare quei collegamenti, quelle contiguità come quelle distanze e differenze che potessero restituire il senso vero e talvolta nascosto, la capacità di rivelazione culturale, la bellezza e pienezza culturale della complessità in Architettura.
Professore di tanti, Maestro di generazioni, per avere chiesto inesauribili interrogazioni dell’esistente, della sua storia e della sua materia e delle relazioni complesse, diacroniche, pluridisciplinari più profonde, nei diversi momenti e con i tanti strumenti del suo insegnamento, con l’implicita forte richiesta, a chi con lui e dopo di lui, della trasmissione del metodo come contributo alla diffusione colta e scientifica della disciplina nel tempo.
Il Restauro, che amava definire “Disciplina di sintesi” e quindi ogni restauro, moltissimi in decenni di condivisioni, doveva dunque necessariamente essere occasione di inedito confronto culturale e delle idee, ogni volta diverso e ogni volta affidato al metodo della necessaria pluralità di riferimenti del percorso progettuale, capace di generare scelte e quindi proporre tecniche di intervento mai precostituite ma forgiate da un’alta densità di pensiero, molto spesso in assoluta antitesi a crescenti scivolamenti del fare, in Architettura, verso inaccettabili, per lui, semplificazioni e scorciatoie dei percorsi della mente e delle azioni proprie del Restauro e Conservazione dell’Architettura.
Maurizio De Vita
foto di © Adriano Bartolozzi
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