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In ricordo di Andrea Bruno

Lug 9, 2025 | news soci

Addio, caro Maestro

Andrea Bruno, architetto e professore di Restauro di fama internazionale, ci ha lasciato il 6 luglio 2025.

Impegnato fin dall’inizio della sua lunga carriera nei temi del patrimonio, in una accezione ampia, originale e innovativa per quei primi anni ‘60 nei quali mosse le sue prime esplorazioni, Andrea Bruno ci consegna in eredità una ricchissima galleria di interventi realizzati in un contesto da sempre aperto al confronto internazionale.

A partire dall’esperienza in Afghanistan, nella valle del Bamyan, i cui esiti furono da lui stesso presentati in occasione del II Congresso internazionale del Restauro, svolto a Venezia nel 1964, e dunque nel contesto della contemporanea scrittura della Carta del Restauro, i suoi progetti non hanno mai avuto confini, se non quelli che gli derivavano dalla sua etica: “il desiderio di conservare e tramandare, e un’idea del tempo che è di contemporaneità, dove passato e presente coesistono e sono già domani”.

Quest’idea, che mette l’accento sul valore del progetto contemporaneo, è stata da sempre la guida che ha ispirato i suoi celebri progetti di restauro, dal Castello di Rivoli (1961-1982), sede del primo Museo pubblico di Arte contemporanea in Italia, alla sua prosecuzione con l’intervento della Manica Lunga (ultimato nel 1995 con le sistemazioni esterne), al Fort Vauban per ospitare l’Università di Nimes in Francia negli anni ‘90, all’anfiteatro di Tarragona, in Spagna, sempre negli anni ‘90, solo per citare i più noti.

La profonda consapevolezza dell’importanza dei valori di qualità del progetto lo ha portato ad esplorare con altrettanto successo anche temi progettuali del nuovo, per i quali la sua attenzione al contesto, il rapporto con il costruito (la casa studio per l’artista Ezio Gribaudo a Torino del 1974), la profonda conoscenza di materiali e tecniche costruttive storiche e contemporanee, unita alla sapiente lettura dell’ambiente (Museo archeologico di Maà a Cipro, 1989) gli hanno consentito di raggiungere l’eccellenza del risultato e di potersi definire architetto a tutto tondo, senza aggettivi, come lui stesso amava definirsi.

Molti altri ancora sono i progetti e le realizzazioni che Andrea Bruno ha inanellato nella sua carriera, in una successiva fase che, a partire dagli anni ‘90, ne ha consacrato il successo internazionale. Fra questi, l’intervento al Conservatoire des Arts et Métiers a Parigi, i lavori per il restauro di palazzo Mazzonis a Torino e il relativo allestimento del Museo di Arte Orientale (MAO) nel 2008; oltre al celebre “raddoppio” della chiesa delle Brigittines, a Bruxelles, per il polo culturale nel 2007 e quello per il completamento della cattedrale di Bagrati in Georgia nel 2012.

Inscindibile dal suo “essere architetto”, è stato inoltre il suo “essere professore”: aspetto della sua attività che è parte sostanziale e integrante dell’approccio che Andrea Bruno ha sempre messo al centro del suo impegno per la cura del patrimonio, contribuendo alla formazione di generazioni di architetti che a loro volta hanno tramandato, interpretandola, la sua visione. Professore di Restauro prima al Politecnico di Torino (1980-1990), dove si era laureato nel 1956 per divenire subito assistente di Umberto Chierici, con il quale aveva collaborato anche in Soprintendenza, poi al Politecnico di Milano (1991-2010) e infine responsabile del Centre d’Études Lemaire presso l’università di Lovanio, in Belgio, ha sempre aderito ad attività di formazione con entusiasmo, dando vita lui stesso a iniziative come gli antesignani Cantieri didattici al Castello e alla Certosa di Valcasotto, che furono crocevia di figure di altissimo profilo internazionale, con carattere interdisciplinare, coinvolte da Andrea Bruno stesso, a vantaggio di un’apertura verso il confronto di pensieri, culture, formazioni, che per la prima volta venivano offerti agli studenti di Restauro del Politecnico. Era la fine degli anni ‘80.

Negli ultimi anni la sua vasta opera è stata celebrata attraverso mostre (Milano, 2017; Venezia, 2025, dove lo IUAV ha accolto il suo archivio) e pubblicazioni (Andrea Bruno. Opere e progetti, Electa, 2025), alcune delle quali di imminente uscita, mentre la sua notorietà internazionale lo ha condotto a tenere conferenze in Brasile (2017) e in Cina (2018).

Ci ha lasciato una grande lezione di vita e professionale, di studio costante, di ricerca libera e di difesa senza condizioni delle proprie idee.

Grazie Andrea, nel momento dell’addio il segno che hai lasciato ci è ancora più chiaro.

Carla Bartolozzi

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