
Anastilosi e Replica. Lo stato dell’Arte
20 giugno 2023 ore 9.00
Aula Magna “Domus Sapientiæ”, Dipartimento di Architettura Costruzione e Design del Politecnico di Bari
Online al link: t.ly/TkgPX
Le ragioni dell’anastilosi sono state fino ad oggi ricondotte alla restituzione dell’immagine, seppure parziale, delle rovine antiche al fine di favorire una maggiore leggibilità di contesti archeologici altrimenti difficilmente interpretabili. La prassi archeologica del Novecento racconta come essa, da semplice atto tecnico, volto al riposizionamento di frammenti rinvenuti in giacitura di crollo e utile contestualmente alla sistemazione dello scavo archeologico (Carta di Atene 1931), diventi un “atto perfettivo”, con il duplice scopo di preservare le rovine e renderle più leggibili.
Non bisogna, tuttavia, mai dimenticare che ogni intervento di restauro deve avere come fine ultimo la conservazione e che, qualunque esse siano, le motivazioni dell’anastilosi devono necessariamente rientrare in questo obiettivo. Anastilosi e replica. Lo stato dell’arte propone un approfondimento teorico e applicativo sul tema dell’anastilosi in Italia, attualmente resa necessaria per rimediare agli interventi inefficaci del passato, che si sono rivelati alla prova del tempo dannosi per la conservazione stessa dell’opera architettonica. A questo critico quadro conservativo, scaturito dal ciclo di vita ormai in scadenza dell’armatura metallica introdotta nei sistemi in muratura – come confermano gli episodi di crollo sempre più frequenti a Pompei, Selinunte e Agrigento – fa riscontro un altrettanto preoccupante ritardo metodologico e procedurale del nostro Paese, che contrasta con quanto nel frattempo si è andato realizzando in Grecia, grazie alla presenza di Istituti di ricerca altamente qualificati come ESMA (The Committee for the Conservation of the Acropolis Monuments) e il suo braccio operativo, l’YSMA (The Acropolis Restoration Service), che da oltre quarant’anni eseguono i restauri dell’Acropoli di Atene.
Alla necessità di riprodurre elementi architettonici deteriorati per la loro sostituzione si affianca il tema, ben più complesso, della replica della scultura antica che, come nel caso delle cariatidi della loggia dell’Eretteo, può prevedere la realizzazione di copie fedeli agli originali che invece possono trovare migliori condizioni conservative all’interno di un contenitore museale. Viene da sé porre l’attenzione nuovamente sul tema dell’autenticità e sul valore culturale della copia, da sempre al centro del dibattito del restauro architettonico e archeologico, e in forte ripresa nel secolo della riproduzione digitale, dove ogni cosa può essere copiata e riprodotta mediante l’uso di sistemi tecnici alla portata di tutti.
Scarica il Programma: Anastilosi-e-replica-2023-Programma
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