1981-2021 GIARDINI STORICI: esperienze, ricerca, prospettive a 40 anni dalla Carta di Firenze

Nov 23, 2021 | convegni e workshop

Convegno Internazionale
Firenze, 25-26 Novembre 2021
Università di Firenze in collaborazione con École Nationale Supérieure de Paysage de Versailles (ENSP)

Il convegno si propone di ripensare le due Carte del restauro dei giardini storici (Icomos-IFLA e italiana) stilate a Firenze nel 1981 alla luce dei profondi cambiamenti che hanno investito l’ambiente, il paesaggio, la società nel passaggio al nuovo millennio e degli esiti di un’operatività internazionale nel restauro dei giardini, che si è affinata sulla base dei criteri dettati dalle Carte.

L’attenzione verrà posta, in particolare, sulle figure professionali e le scuole, sull’incidenza sulla conservazione e sull’ approccio al restauro di problematiche sempre più cogenti, nella società contemporanea, quali clima, sostenibilità, ecologia, nuove tecnologie; e sulla necessità di aggiornare le carte, cogliendo le sfide della complessità.

La conservazione dei giardini presuppone processi di valorizzazione fondamentali per la governance nel tempo dei valori materiali e immateriali dei singoli “artefatti” di natura e cultura e l’opportunità di guidare il cambiamento in relazione ai valori sociali ed educativi. Da qui, un ulteriore e consequenziale ambito di riflessione verterà sulla maniera di diffondere la conoscenza a vari livelli (universitario, educativo, culturale, turistico …), sull’ottimizzazione della fruizione e sui processi partecipativi per la gestione, sull’elaborazione di programmi e ateliers pedagogici per la sensibilizzazione del grande pubblico.

Per saperne di più: Call_IT

Programma: Programma_pdf

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«La natura, riprendendo a sé i materiali sottratti dall’uomo, opera armonicamente, così da lasciare ai ruderi una possibilità di ricostruzione ideale. Da ciò il fascino e la bellezza delle ruine. Il restauratore che ne limita la forma […] impone al monumento e all’osservatore una sua opinione personale tanto più sgradevole quanto più la natura aveva aggiunto alle ruine il bisbiglio dei ricordi indefiniti che essa sola conosce»

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